Esiste una specie di coscienza collettiva, di pensiero generale che è come se si proiettasse nell’ aria a disposizione di coloro che hanno le antenne per riceverlo. È quello che le scienze antiche chiamavano Eggregore, una carica che per semplicità chiamiamo elettromagnetica, che si può proiettare su oggetti, immagini, ma anche in uno spazio- tempo immateriale, grazie alla quale molti giustificano i miracoli di icone sacre oppure tendenze, mode e pensieri cosiddetti collettivi. Il modo di dire “Era nell’aria …” un po’ si riferisce a questa sempre più esplorata realtà.

Gli artisti, quelli veri, sono i primi a subire quest’influenza e a beneficiarne. Puccini amava dire “Non cercate ostinatamente una melodia, ma fate il vuoto nel vostro pensiero e aspettate che essa venga a voi”.
Igor Stravinskij a chi gli chiedeva come ci si sentisse ad essere l’autore del più grande capolavoro musicale del 900, “La sagra della primavera”, rispondeva “Io ho la consapevolezza di essere stato soltanto lo strumento attraverso il quale la nostra civiltà ha scritto quell’opera”.
Ecco che allora il concetto di “plagio” così come lo si considera comunemente, di colpo perde di significato. Oggi si è abituati a guardare semplicisticamente solo le similitudini tra una linea melodica e un’altra. È una visione banale e riduttiva.

Forse Beethoven con il secondo tema del quarto movimento della Quinta sinfonia ha plagiato il secondo movimento della Jupiter di Mozart?
I due temi sono praticamente identici, ma che significato ed effetto diverso hanno grazie al contesto e alla strumentazione, all’agogica generale, tutte cose che rendono i due temi, che sono praticamente identici, colonne portanti di opere d’arte assolutamente diverse.

E d’altro canto possiamo non tener conto che il celeberrimo Gabriel‘s Theme dalla colonna sonora del film Mission di Morricone non si sia ispirato a l’altrettanto celebre Andante in lab maggiore di una Sonata per pianoforte di Mozart? Eppure non c’è una nota simile… È un male o è stata quella comunione di sentimento che ha ispirato due capolavori di epoche, stili funzioni e significati ben diversi?

Alla luce di tali considerazioni ecco dunque che il plagio diventa un concetto di bassa qualità intellettuale che può interessare solo coloro che da iene si spartiscono le ossa, In un “orrido pasto” di involucri materiali.
Gli eredi.
Si può mai pensare che Sergio Endrigo avrebbe mai concepito di denunciare Luis Bacalov per plagio? Che Mozart si fosse risentito con Beethoven o con Ennio Morricone per aver usato delle cellule comuni in cose completamente diverse? Proprio loro che sanno cos’è un’orchestrazione, cos’è un’armonizzazione e come può cambiare un significato tramite un colore diverso, uno strumento diverso, un accordo diverso? E cosa è la creatività? Solo una linea melodica più o meno simile o un sistema complesso che sorregge quell’universo che si chiama Musica?

Lasciamo la valutazione delle linee melodiche ai guitti, ai mercanti, a coloro che non sanno viaggiare nell’universo musicale e che non sanno attingere a quello che “era nell’aria” ovvero appartenente ad una creatività collettiva che può essere percepita contemporaneamente da più antenne pronte a catturare l’idea e ad elaborarla secondo il proprio sé.
Alle iene le carogne, ai creatori, soprattutto quelli che non ci sono più, la possibilità di viaggiare tra le stelle che per noi musicisti sono suoni e che non sono proprietà di nessuno se non della umanità intera. E tra quelle stelle si viaggia attraverso il propulsore dell’Amore e non dell’interesse.
Sergio e Luis, che possiate guardarvi e sorridervi tra le stelle, avvolti dall’ “Amore che muove il sole … e gli altri suoni”.
Mentre le iene stanno a sbranarsi.

Sergio Rendine