Socialeyez nasce il 25 maggio del 2019, tra un garage e un gruppetto di locali del Pigneto, centro-periferia di Roma. È formato da due elementi, entrambi del ’77, che suonano insieme e separatamente da diversi anni e hanno deciso di iniziare un percorso nuovo, più asciutto e lineare. Qualcosa che in inglese si definisce “streamlinde”. Inglese è pure la lingua cantata da Ryan che suona il sax ed è nato in Minnesota. Lì è cresciuto fino a 19 anni, quando ha deciso di trasferirsi in Italia per studiare belle arti, passando per Pavia, Milano e Napoli prima di fermarsi a Roma. Pietro è nato in Calabria, dove ha imparato a suonare la chitarra e il basso prima di emigrare nella capitale per immergersi nello studio della politica ma anche nei ritmi e nelle sonorità elettroniche del sottobosco metropolitano. Con Socialeyez Pietro e Ryan hanno adottato un nuovo registro: fare musica ripartendo dalle fondamenta, dalle proprie basi musicali, dai propri miti degli anni passati ad ascoltare musicassette e vinili. Partire dalle immagini, i ricordi, le impressioni indelebili di cui non ci si ricorda quasi più l’inizio per arrivare a uno stile un po’ “punk” e un po’ “pura classe”, un mix AMERITALIANO che mette insieme rock, elettronica, folk, jazz, rap, blues…and more! per esprimere qualcosa di probabilmente pop, qualcosa di sicuramente underground.

Oggi firmano un contratto discografico con Compagnia Nuove Indye

Il 29 Novembre Hi-QU Music pubblicherà il loro primo singolo MERICA

Merica è un ritratto veloce, uno schizzo e un flashback del made in USA. Il testo racconta sentimenti contrastanti: per un verso la critica al modello americano, cinico, materialistico, violento; dall’altro la consapevolezza di non distinguersi poi troppo da ciò che si sta criticando. Mentre il suono mira a districare ripetendo, semplificando, riducendo ai minimi termini il riff e il ritmo per tirar fuori un binario da seguire. Insieme formano qualcosa come il grande raccordo anulare di Roma nell’ora di punta popolato da tir, automobili e motociclette che sfrecciano, si sorpassano, rallentano, si fermano e ripartono. Girano in tondo, senza meta ma anche senza ostacoli né ansia di arrivare. Il riflesso di un affitto abbastanza basso da permettere di godersi un groove doorsiano e una poetica bagnata da Chet Baker ma asciugata dal vento del rap, all’ombra del punk.